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La Sala Grande

Questa stanza, completamente affrescata, è la più grande del palazzo ed una delle più grandi tra i palazzi volterrani. È il salone principale della casa e nell’ottocento è stata destinata a sala da ballo. Gli affreschi della parte centrale della volta sono della fine del settecento, mentre le altre pitture sono state eseguite nella metà dell’ottocento da Lodovico Gamberucci, pittore preferito dall’aristocrazia volterrana; altre aggiunte sono state effettuate ai primi del novecento da Menotti Caluri, anch’esso pittore famoso in Volterra. Di particolare pregio sono le porte ed il pavimento settecenteschi. La notevole altezza delle finestre permette alla stanza di avere una buona illuminazione pur trovandosi in una strada di per sé poco illuminata.

Alla sala grande, detta una volta sala grande di ingresso, si accedeva fino al 1844 direttamente da una stretta scala principale, attraverso una delle sei porte. La sala era nata con funzioni di rappresentanza, e metteva in comunicazione tutte le sale e gli appartamenti privati del palazzo, uniti tra loro anche da svariate scale secondarie. Lavori di restauro eseguiti nel 1974 hanno messo in evidenza l’esistenza di un grande camino nella parte attigua alle porte un tempo collegate alla scala principale e la presenza di travi al soffitto, precedenti all’attuale volta. Abbiamo una descrizione di come appariva la sala nel 1794. Nella grande stanza con soffitto a volta si trovava uno stemma matrimoniale di legno delle Case Ricciarelli e Buonamici, dell’altezza di circa  2,30 m, a dominare la stanza.

Appesi alle pareti vi erano tre quadri rappresentanti tre figure al naturale, e sei cassapanche di legno tinte a più colori e decorate a pittura, situate presso ogni porta del salone. Nel 1797 vengono  eseguite opere di restauro in tutto il palazzo, probabilmente in coincidenza di tali lavori un ignoto pittore esegue l’apparato ornamentale della volta della sala. Nel 1855 la stanza era detta sala principale o salone bianco e oro;  a coprire il pavimento settecentesco vi era un grande tappeto, di cui rimangono le chiodature di fissaggio; ad arredare la stanza vi erano inoltre divani, poltrone ed uno stemma. Si sa che la sala principale  era collegata allo studio gotico, al salotto rosso, alla sala da giuoco, al salotto di cretonne, al salotto blu.

Il 17 luglio 1875 Lodovico Gamberucci viene  pagato per il lavoro di pitture eseguite nella sala. Vengono realizzati il doppio fregio che circoscrive i dipinti sulla volta, il fondo celeste al centro delle pareti, la bordura intorno ai tre grandi specchi appesi alle pareti,  i parapetti delle finestre, i sovrapporta, e le coppie di colonne bianche bordate, che incorniciano le parti tinte in celeste delle tre pareti. La base in finto stucco del doppio fregio era intervallata da inserti di colore celeste; i sovrapporta, invece, consistevano in rilievi vegetali bianchi di ispirazione grottesca che si stagliavano su un fondo dello stesso colore delle pareti della sala. Alla base delle pareti correva un parapetto dipinto, ancora in parte visibile dietro ai termosifoni. Nel 1912 la casa viene dotata di riscaldamento; negli anni venti il pittore volterrano Menotti Caluri esegue pitture nelle stanze che ne erano prive, ed esegue ritocchi sui dipinti di Lodovico Gamberucci. Nella sala grande esegue degli inserti color mattone al centro delle pareti, al posto del colore celeste, altri inserti rosso-marroni e neri del doppio fregio con rilievi di ispirazione grottesca, i sovrapporta quadrati di colore marrone, anch’essi con rilievi grotteschi in finto stucco, le balze alla base delle pareti ed al contorno delle finestre, sempre in stile grottesco, di colore marrone. Nella stanza attualmente si possono ammirare due cassapanche del seicento, un lampadario di Murano del settecento, una testa opera di Raffaello Consortini, un quadro Xavier Bueno, un quadro di Massimo Campigli e alcuni quadri di Ida Dello Sbarba.